IL DOLORE DI PRIMA

di Jo Lattari, regia Mario Scandale

Il primo titolo che avevo concepito per il testo era A un’infanzia infelice non c’è rimedio. Volevo poter dire senza filtri ciò che sento profondamente vero: quando un dolore ti ruba l’infanzia nessuno e niente rimedierà al maltolto. L’età dell’innocenza diventa allora una sorta di luogo interiore del delitto. Tornarci anche da adulti per far quadrare i conti può rivelarsi un’avventura rischiosa.
La famiglia è il primo nucleo che ci “contiene” e in questo contenere è insito un limite, una soglia di confine. Varcarla equivale a crescere, assumersi responsabilità, agire da adulti. Ogni intoppo sul limitar della soglia si fa groviglio, sbilancia il centro, ci rende zoppi. Qualunque sia la velocità o il modo in cui si esce dall’età dell’innocenza, ciò che sana il “prima” è il nostro sguardo. Voltarsi e guardare da dove veniamo, per non elemosinare a vita l’amore e l’attenzione che nel nido primigenio ci sono mancati. Allora la famiglia si fa non più zavorra, alibi, capro espiatorio, ma punto di vista da cui guardarsi le spalle. E, in un modo talvolta miracoloso, quanto più le nostre radici ci hanno dato tormento, tanto più nel riconoscerle le guarderemo amorevolmente.

Jo Lattari

Il dolore di prima racconta la storia di una famiglia. Questa famiglia è simile a molte altre famiglie della provincia italiana. La famiglia è composta da una madre, un padre e tre figli. La secondogenita “Figlia” è la protagonista della commedia, l’unica ad aver abbandonato il nucleo famigliare ed aver cambiato città. Ora è costretta a tornare a casa. I personaggi di Lattari sono instancabili parlatori, logorroici e analitici ma nonostante questo non riescono a comunicare. Si guardano, si studiano, raramente si toccano e sempre parlano senza dirsi mai nulla che li possa aiutare. Nel pensare alla regia ho deciso di partire da questa frase contenuta nel primo monologo della protagonista Figlia: “Ho passato intere giornate sul divano, col cappotto e la borsa a tracolla”. Immagino infatti che il ritorno di Figlia a casa, non sia un ritorno reale. Figlia non si è ancora alzata da quel divano. È ferma perché il dolore di prima non può essere di prima. Il dolore rimane, al massimo con il tempo si affievolisce. La rimozione non esiste almeno per Figlia che ha il “vizio” del ricordo. E da quel divano emergono persone famigliari, eventi, oggetti. Leggendo e rileggendo il testo mi sono più volte chiesto perché secondo l’autrice gli oggetti avessero forme non tradizionali. Sempre troppo grandi o troppo piccoli. Poi ho ripensato allo spazio che intercorreva tra il mio letto e quello di mia sorella quando eravamo bambini. Allora ci sembrava uno spazio sterminato. Ora rivedendolo mi rendo conto che è vivevamo grandi avventure in un corridoio di quaranta centimetri. Il ricordo e la deformazione della memoria sono centrali in questo testo. C’è un‘ultima zona che vorrei esplorare, una zona meno esplicita nel testo. È quando avviene che i ricordi si mescolano alla fantasia e la mente inizia a creare eventi mai vissuti e luoghi mai visti. È una zona misteriosa dove tutto può accadere e dove una pianta di “actea recemosa” può diventare un bosco.

Mario Scandale

IL DOLORE DI PRIMA

 

di Jo Lattari
regia Mario Scandale

con Betti Pedrazzi, Arturo Cirillo, Valentina Picello, Paola Fresa
scene Francesco Fassone
luci Camilla Piccioni
costumi Nika Campisi
video Leo Merati
collaborazione scenotecnica Flavio Doglione
fonico Jacopo Ruben Dell’Abate
assistente alla regia Diego Pleuteri
foto di scena e grafica Manuela Giusto
Il testo è edito da Castelvecchi Editore

produzione Cranpi, Marche Teatro, Fondazione Sipario Toscana-Centro di Produzione teatrale, Sardegna Teatro
con il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo

DEBUTTO: Napoli Teatro Festival Italia 2020

INFO

Cranpi
Antonino Pirillo mob + 39 347 8312141
Giorgio Andriani mob + 39 338 4349819,
email spettacoli@cranpi.com

GALLERIA FOTOGRAFICA

Fotografie di Sabrina Cirillo

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