Programma

fATTI è un percorso di alta formazione rivolto a drammaturghi e drammaturghe under 35, ideato da Cranpi per accompagnare giovani artisti e artiste nello sviluppo di un testo teatrale originale attraverso un’esperienza immersiva di scrittura, pratica scenica e confronto con professionisti del teatro contemporaneo.

Il progetto, ideato e prodotto da Cranpi, è realizzato con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, in collaborazione con Goethe-Institut Rom, Theatron 2.0 e Luca Sossella Editore.

Il programma intreccia drammaturgia, scena, suono, luce, adattamento e strumenti professionali per fornire alle/ai partecipanti competenze concrete e una visione multidisciplinare della scrittura teatrale contemporanea, grazie alla partecipazione e conduzione di artiste e artisti pluripremiati, riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

Pier Lorenzo Pisano

inizio ottobre (data in via di definizione) | a cura di Goethe-Institut Rom

Pier Lorenzo Pisano

13 e 14 ottobre | Goethe-Institut Rom

Coordinamento e sviluppo testi – Pier Lorenzo Pisano

Pier Lorenzo Pisano accompagnerà le/i partecipanti nell’esplorazione del cuore del testo, individuando la domanda profonda a cui ogni scena, movimento e scelta di linguaggio cerca di rispondere.

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Gli autori e le autrici di teatro in Italia emergono dal nulla. Esistono laboratori, poche accademie che hanno una sezione dedicata alla drammaturgia. Ma dopo la scuola, se c’è stata, si creano percorsi singolari, fatti di incontri, di tentativi, di seconde scelte, e in definitiva, unici. Da quel momento in poi, il più importante, si resta soli. Per questo fATTI si propone di accompagnare chi sta iniziando a lavorare con incontri e riflessioni sul mezzo teatrale in dialogo con professionisti che possano coprire davvero, finalmente, ogni aspetto della drammaturgia. È drammaturgia anche il suono, come lo è l’illuminotecnica. Si può scrivere a casa, a tavolino, o in sala prove, o prendendo frammenti di frasi di altri in un lavoro d’archivio, o adattando un romanzo. Il percorso di formazione fATTI propone una visione completa di cosa significhi scrivere per il teatro.
Faremo insieme un lavoro di esplorazione per capire qual è il cuore del testo. Nel modo più concreto possibile, si potrebbe dire che dentro di noi c’è una domanda: il testo è un tentativo di risposta. Capiremo come verificare che ogni scena, ogni movimento, che il nostro linguaggio stia rispondendo a questa domanda pulsante. Avremo un tempo di esplorazione e scrittura per considerare insieme le scelte drammaturgiche tenendo bene in vista l’obiettivo: arrivare a una prima stesura armati di tutte le nuove strategie e competenze acquisite durante il percorso.

Pier Lorenzo Pisano è regista e autore di teatro, cinema, narrativa. È attualmente direttore artistico jr del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. Esordisce col cortometraggio “Così in terra”, presentato in concorso al 71° Festival di Cannes, selezione ufficiale Nastri d’Argento, cinquina Globi d’Oro e selezionato in più di 50 festival internazionali. Il suo secondo cortometraggio “Antiorario” è prodotto e presentato dal 72° Festival di Locarno. Per il teatro è stato autore in residenza presso il New York Theater Workshop e il Royal Court Theatre di Londra e artista associato presso il Piccolo Teatro di Milano. Ha fatto parte dei progetti Fabulamundi Playwriting Europe; Abbecedario per il mondo nuovo, Italian Stories (Piccolo Teatro di Milano); Playstorm (Teatro Stabile di Torino); Between Lands (Emilia Romagna Teatro Fondazione); FUTUROpresente (Rai Radio 3). È ideatore e tutor del bando “P.S. Prima Stesura” per lo sviluppo della nuova drammaturgia (con Teatro Basilica), della residenza di scrittura “Queequeg” (con Casa del Contemporaneo e Teatro di Napoli) ed è docente presso il Centro Sperimentale di Roma e la Scuola Holden di Torino. I suoi testi teatrali sono tradotti in 15 lingue e rappresentati in teatri e festival internazionali come il Festival d’Avignon e il FIBA di Buenos Aires. Ha ricevuto i maggiori riconoscimenti per la nuova sceneggiatura e drammaturgia, tra cui i premi Riccione, Solinas, Tondelli, Hystrio. Le sue ultime pubblicazioni sono “Per il tuo bene, Semidei” (Einaudi), “La somma delle cose” (Einaudi).
federico bellini

15 ottobre | Goethe-Institut Rom

Il lavoro del dramaturg – Federico Bellini

Federico Bellini introdurrà i partecipanti alla figura del dramaturg, in un’analisi comparata della sua funzione tra il sistema teatrale italiano e quello della scena tedesca.

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Il dramaturg è una figura piuttosto anomala nel panorama teatrale italiano, direi introdotta in tempi piuttosto recenti e perlopiù volta a indicare chi adatta, scrive o modella il testo durante il periodo di prova. Certo, ci sono stati convegni, riunioni, discussioni per descrivere con esattezza cosa faccia, e perché serva, la figura del dramaturg all’interno di un processo creativo; tuttavia credo si debba prendere in considerazione come, in un contesto almeno europeo, il dramaturg assuma su di sé caratteristiche e responsabilità del tutto differenti da Nazione a Nazione.
In questo incontro vorrei parlare della mia esperienza di dramaturg all’interno di un sistema teatrale diverso dal nostro, quello di lingua tedesca, dove la tradizione di un teatro di drammaturgia ha stabilito già da tempo il ruolo del dramaturg all’interno di ogni produzione. In questo senso, parlare del dramaturg significa provare a raccontare un intero sistema teatrale con caratteristiche totalmente differenti dal nostro, e per questo difficilmente replicabile. Dalla scelta di un cast da proporre al regista o alla regista alla presenza alle prove per verificare la congruità della messa in scena con l’orientamento del teatro, dalla scelta delle foto di scena alla cura dei rapporti col pubblico, il dramaturg di lingua tedesca svolge molteplici funzioni oltre al lavoro sul testo. Quali cambiamenti anche istituzionali comporterebbe la presenza di un dramaturg con queste funzioni all’interno di un teatro italiano? Si può provare a proporre un’idea di dramaturg, diciamo così, “all’italiana”, che tenga conto del contesto di un teatro di giro e non di repertorio, senza un ensemble fissa d’attori, tecnici e altri drammaturghi e drammaturghe a cui fare costantemente riferimento?

Federico Bellini nasce a Forlì nel 1976. È stato dal 2017 al 2020 drammaturgo e assistente della Direzione Artistica della Biennale di Venezia, sezione Teatro. Collabora come drammaturgo e autore per il regista Antonio Latella dal 2002.
Tra gli spettacoli più significativi scritti per e con il regista : Querelle da Genet, I Trionfi da Testori, La cena de le ceneri da G. Bruno (premio come migliore spettacolo dell’anno – ANCT), Studio su Medea (Premio Ubu quale migliore spettacolo dell’anno), Moby Dick, (con Giorgio Albertazzi), Caro George, Die Verwandlung und andere erzählungen (La metamorfosi e altri racconti) da Kafka per lo Schauspielhaus di Colonia e Die Wohlgesinnten (Le Benevole) per lo Schauspielhaus di Vienna, Oedipus e Caligula per il Theater Basel. Negli ultimi anni scrive, insieme a Latella, Ti regalo la mia morte, Veronika da Fassbinder, traduce e adatta L’importanza di essere earnest da Wilde per lo Stabile dell’Umbria ed è tutor per la drammaturgia di Santa Estasi (Premio Ubu 2017 quale migliore spettacolo dell’anno). Nel 2017, insieme a Latella e a Linda Dalisi, scrive Pinocchio per il Piccolo Teatro di Milano. Nel 2018, scrive, insieme a Latella, Die drei Musketiere (I tre moschettieri) per il Theater Basel e firma Eine göttliche Komödie. Dante < > Pasolini (Una commedia divina. Dante< >Pasolini) per il Residenztheater di Monaco, spettacolo selezionato per l’edizione 2020 del Theatertreffen, Berliner Festspiele, insieme a Latella primi italiani a ricevere il riconoscimento. Nel 2020 è drammaturgo per Bunbury di O. Wilde, prodotto dal Burgtheater di Vienna, mentre nel 2021 scrive con Latella Zorro e Wonder Woman per lo Staatstheater di Cottbus e Cyrano per il Residenztheater di Monaco. Collabora anche con il regista Andrea De Rosa, per cui scrive Tutto ciò che è grande è nella Tempesta e Studio sul “Simposio” di Platone, con il regista Tommaso Tuzzoli per cui ha adattato Woyzeck, con Federica Rosellini, Ksenja Martinovic e con Giovanni Ortoleva, per cui ha tradotto La dodicesima notte, ed è stato suo dramaturg per La signora delle camelie. Nel 2021 traduce Hamlet per il Piccolo Teatro di Milano, regia di Latella, premio Ubu 2021 quale miglior spettacolo dell’anno. Sempre con Latella ha curato la drammaturgia de “Der Diener Zweier Herren” per il Volkstheater di Vienna (2022), Nel 2024 scrive la versione italiana di Zorro insieme a Latella per il Piccolo Teatro di Milano, quella italiana di Wonder Woman per il TPE di Torino, adatta Gli ultimi giorni dell’umanità per l’Accademia D’Arte Drammatica Silvio d’Amico in occasione della presentazione alla Biennale di Venezia. Sempre nel 2025 traduce e, insieme a Latella adatta, Riccardo III, per lo Stabile dell’Umbria e il Lac di Lugano. Nel 2026 adatta Gli angeli dello sterminio per la regia di Latella.
È giurato del premio Hystrio per la drammaturgia. All’attività di drammaturgo ha associato negli anni quella di formatore e insegnante per alcune tra le realtà più importanti in Italia, quali il Dams di Torino, ERT, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Nel 2024 è stato docente e formatore per BAT, Bottega Amletica Testoriana, premio Ubu 2024 come premio speciale.
La sua traduzione di Hamlet è stata edita da Scalpendi Editore.
Zorro e Wonder Woman sono stati pubblicati dalla casa editrice Il Saggiatore.
linda dalisi

dal 19 al 23 ottobre | Goethe-Institut Rom

Adattamento. Dalla prosa alla scena – Linda Dalisi

Linda Dalisi indagherà quella parte di possibilità di scrittura che partendo da una forma narrativa arriva alla scena, prendendo come spunto un racconto breve, o un breve estratto da un romanzo, sperimentando le possibilità di tradurre “la pagina” in azione.

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Cosa vuol dire drammaturgia? Quante forme può attraversare? Quanti abiti può indossare un drammaturgo? Questo percorso di ricerca vuole esplorare quella parte di possibilità di scrittura che partendo da una forma narrativa arriva alla scena. Prendendo come spunto un racconto breve, o un breve estratto da un romanzo, sperimenteremo le possibilità di tradurre “la pagina” in azione. Adattamento: ovvero rendere adatta una cosa ad un’altra.
Il lavoro sarà articolato in varie fasi che prevedono: analisi del testo, scomposizione, estrazione in forma di dialogo, setaccio e scelta dei possibili punti di svolta ed eventuale ricomposizione. L’analisi dei personaggi coinvolti nel brano scelto, può portare alla creazione di personaggi imprevisti, inventati, frutto della scelta di ogni autore, e funzionali alla veicolazione della sua idea. Parallelamente a questo, si ragionerà su musica del testo, lingua come strumento di azione, ritmo, punteggiatura. L’approccio prevede l’impiego di esercizi e giochi di scrittura, rielaborazione, studio del confine tra fedeltà e tradimento, con lo scopo di permettere da un lato l’indagine e dall’altro la produzione di nuovo materiale che possa smuovere la materia di partenza, e diventare a sua volta fonte di ispirazione.

Nata a Napoli nel 1974, nel 1999 Linda Dalisi si trasferisce a Bologna dove è volontaria nel teatro di Leo De Berardinis. Dal 2002 come assistente alla regia lavora con Pierpaolo Sepe, Monica Nappo, Renato Carpentieri, per il quale nel 2004 firma la sua prima drammaturgia, nel progetto Museum. Ha pubblicato per Dante&Descartes Messa in scena della mafia, saggio su Cani di bancata di Emma Dante. Nella stagione 2010-11 è drammaturga al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli per il progetto Fondamentalismo con la direzione artistica di Antonio Latella. Nel 2011 è socia fondatrice della compagnia stabilemobile. Per la regia di Latella firma la drammaturgia di [H] L_DOPA (2010), Don Giovanni, a cenar teco (2011), Francamente me ne infischio (con Federico Bellini e lo stesso Latella, premio Ubu 2013), C’è del pianto in queste lacrime (2012), Peer Gynt (2014, Teatro Staryj Dom di Novosibirsk), MA (2015), Pinocchio (2017), Aminta (2018, Premio Ubu come miglior spettacolo dell’anno), La valle dell’Eden di John Steinbeck (2019), e firma regia e drammaturgia di Misfit like a clown. Dal 2011 conduce Compagnia di K., un laboratorio per attori non professioprovenienti da vari paesi del mondo, con cui realizza diversi spettacoli. Nel 2012 firma regia e drammaturga di Mentre d’intorno infuria il mondo, nel 2013 Il silenzio della ragione da Anna Maria Ortese per il Teatro Stabile di Napoli e realizza, firmandone la drammaturgia, lo spettacolo Poder, della regista portoghese Paula Diogo, per il Festival de Almada al Teatro Maria Matos di Lisbona. Nel 2015-16 è tutor drammaturga per il progetto speciale Santa Estasi, per la scuola di alta formazione di ERT Emilia Romagna Teatro. Nel 2017 firma la drammaturgia de L’armata dei sonnambuli dall’omonimo romanzo di Wu Ming, per la regia di Pino Carbone, e debutta al Festival Primavera dei Teatri con la sua regia di Aiace. Nel 2018 prende parte come regista alla tredicesima edizione del progetto Arrevuoto di Maurizio Braucci per il Teatro Stabile di Napoli. Firma la drammaturgia di Muhammad Ali per la regia di Pino Carbone, e di E pecché? E pecché? E pecché? Pulcinella in Purgatorio, per la regia di Andrea De Rosa. Insieme a Letizia Russo conduce nel 2018 un workshop di drammaturgia per La Biennale College Teatro e cura nel 2019 le letture dei testi selezionati. Nel 2020 firma la drammaturgia di ByeBye di Alessio Maria Romano, Leone d’Argento alla Biennale Teatro 2020, con cui collabora anche nel 2023 per lo spettacolo Principia. Nel 2021 firma la drammaturgia di Uno sguardo estraneo ovvero come la felicità è diventata una pretesa assurda per la regia di Paolo Costantini, con debutto alla Biennale di Venezia. Nel 2021-22 è dramaturg per Who’s afraid of Virginia Woolf? di Edward Albee, regia di Latella, per il Teatro Stabile dell’Umbria, da cui pubblica il diario di lavoro Dramagia. Edward Albee e il mestiere del dramaturg (Emergenze Publishing, Edicola518, TSU). Bee Riot, la sua ultima regia, ha debuttato nel 22 al Campania Teatro Festival. Nel 2023, dopo aver condotto uno dei percorsi di Drammaturgie: Alta formazione di scrittura teatrale per la Scuola di Teatro Iolanda Gazzerro promossa da ERT, è dramaturg per La locandiera, regia Antonio Latella per il Teatro Stabile dell’Umbria. Nel 2023 debuttano a Romaeuropa Festival La Ferocia, dall’omonimo romanzo di Nicola Lagioia con regia di VicoQuartoMazzini, e Il grande vuoto per la regia di Fabiana Iacozzilli con cui realizza anche Oltre, nel 2025. Nello stesso anno è dramaturg per il Riccardo III di Antonio Latella, prodotto dal TSU. Nel 2026 collabora ancora con VicoQuartoMazzini, per cui firma la drammaturgia de I miei stupidi intenti, dal romanzo di Bernardo Zannoni. Dal 2023 è docente nel Master in Teatro, Pedagogia e Didattica dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Nel 2024 riceve il Premio Hystrio alla Drammaturgia.
gianni forte

dal 26 al 30 ottobre | Goethe-Institut Rom

Miti scorticati: anatomia di una riscrittura contemporanea – Gianni Forte

Con Gianni Forte si esplorerà il modo in cui la drammaturgia contemporanea possa appropriarsi, decifrare, ricombinare i miti antichi, non per ripeterli, ma per scorticarli e restituirli, nudi e vibranti, come dispositivo di conoscenza del Presente.

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Ogni epoca riscrive i propri miti per interrogare se stessa, per potersi riconoscere o negare. Il mito, in quanto linguaggio primario del teatro, non muore mai, continua a rinnovarsi, cambiando pelle, mutando forma e significato, contaminandosi, metamorfizzandosi, solcando la Storia e le sue contraddizioni.
In questa Master Class esploreremo come la drammaturgia contemporanea possa appropriarsi, decifrare, ricombinare i miti antichi – greci, biblici, popolari o mediatici – non per ripeterli, ma per scorticarli e restituirli, nudi e vibranti, come dispositivo di conoscenza del Presente.
Il lavoro si concentrerà sulla riscrittura come atto di dissezione poetica e politica: un corpo-testuale che viene aperto per rivelare ciò che ancora pulsa al suo interno. Analizzeremo la funzione del mito come linguaggio originario del teatro, ma anche come strumento di tessitura, matrice di conflitto, deposito di memorie, per poi affrontarne la destrutturazione. Mediante esempi tratti dall’antichità classica fino ad Oggi – da Sofocle a Ovidio, da Pasolini a Müller, da Sarah Kane a Christa Wolf, Elfriede Jelinek e da materiali provenienti dal mio stesso percorso autoriale – indagheremo il mito come campo di tensione, rete di simboli primordiali, tra identità, desiderio e ferita, tra parola e carne.
I partecipanti al laboratorio saranno invitati a un esercizio pratico: scegliere un mito e riscriverlo come gesto di esplorazione individuale, invenzione e trascrizione immaginativa, a partire da una frattura, un’urgenza o un ricordo per spogliarlo, interrogarlo fino a farlo esplodere, cercando in quella deflagrazione una nuova architettura di verità teatrale, una trasfigurazione drammaturgica che riporti alla luce ciò che ancora fermenta nel racconto originario.
Un percorso di riflessione sulla scrittura come autopsia, trasmutazione e rinascenza, dove il mito smonta gli archetipi, si spoglia della propria sacralità, si reincarna, e il testo diventa materia viva, capace di parlare del nostro tempo e di noi, innestando la lingua spezzata e necessaria del teatro.

Gianni Forte è drammaturgo, regista, attore, traduttore.
Dal 2025 al 2027 è direttore artistico inter/nazionale dei Teatri di Bari.
Dal 2021 al 2024 è stato co-direttore artistico del settore Teatro della Biennale di Venezia.
Dal 2023 è membro del Consiglio di Amministrazione del GIFT International Festival di Tbilisi, in Georgia.
Nel 2006 ha co-fondato e diretto l’ensemble ricci/forte performing arts.
Dopo la laurea in Filologia Slava conseguita a Roma, inizia la carriera d’attore con il regista Giancarlo Nanni, figura di riferimento dell’avanguardia teatrale italiana.
Lavora in seguito con maestri della scena e del cinema, tra cui Mario Missiroli, Luigi Squarzina, Liliana Cavani, Gabriele Salvatores, Roberto Guicciardini, Leandro Castellani, Pippo Di Marca e il britannico Desmond Davies.
Parallelamente alla scrittura, alla produzione e alle tournée internazionali degli spettacoli dell’ensemble ricci/forte, Gianni Forte dedica particolare attenzione alla formazione, trasmissione e scouting delle giovani generazioni di artisti:
– nel 2014 guida la XXIII edizione École des Maîtres in Francia, Belgio, Portogallo, Croazia e Italia;
– 2017 lavora con il Conservatorio d’Arte Drammatica di Palermo, in coproduzione con il Teatro Biondo;
– 2018 con École Supérieure d’Art Dramatique (ESAD) di Parigi, in coproduzione con il Festival Artdanthé di Vanves;
– dal 2021 promuove, con Biennale College Teatro di Venezia, bandi annuali per dare visibilità e sostegno a una nuova galassia di registi, autori, performer site-specific.
Dal 2022 porta in tournée in Francia, Tunisia, Grecia e Georgia l’installazione performativa PORTRAITS EN PAYSAGE, e conduce Master Class di scrittura creativa, in collaborazione con la Cie À Corps Rompus.
Nel 2024 traduce LA MORTE DIFFICILE di René Crevel per Ventanas Edizioni.
Nel 2024 dirige CORPO, UMANO, e scrive la drammaturgia insieme allo psicanalista e autore Vittorio Lingiardi. Il reading/spettacolo debutta al Piccolo Teatro di Milano.
Nel 2026 dirige FARSI MALE, e scrive la drammaturgia insieme allo psicanalista e autore Vittorio Lingiardi. Il reading/spettacolo debutta al Museo MAXXI di Roma.

raffaella vitiello

10 novembre + una giornata condivisa nel corso del modulo con Fabiana Iacozzilli + 26 novembre | Teatro Biblioteca Quarticciolo

Dalla scena illuminata alla scena illuminante – Raffaella Vitiello

Raffaella Vitiello guiderà i partecipanti alla scoperta della luce come linguaggio scenico capace di orientare emozioni, atmosfere e tensioni drammatiche, mettendone in evidenza il valore narrativo.

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La drammaturgia della luce tra storia, progetto e pratica teatrale.
Il seminario prende le mosse dal celebre manifesto di Enrico Prampolini, “Dalla scena illuminata alla scena illuminante”, per rispondere alla necessità di comprendere come l’affermazione della regia e l’avvento dell’elettricità abbiano storicamente permesso di superare la funzione naturalistica della luce, elevandola a elemento attivo e autonomo. Partendo dalla distinzione critica di George Izenour tra stage illumination (condizione statica) e stage lighting (qualità dinamica e artistica), il percorso mira a definire l’illuminotecnica come un vero e proprio “agire concreto”, parte integrante della molteplicità scenica.
Il seminario è strutturato in tre giorni intensivi, con una progressione dalla teoria critica all’applicazione pratica del progetto di luce.

Giorno 1: Il Linguaggio
Il primo giorno stabilisce il quadro concettuale e storico. Si analizza il salto ideologico della luce nel secolo scorso, dalle intuizioni delle avanguardie storiche alla mera correlazione naturalistica, fino a diventare elemento fondante della scena. Verranno discussi i contributi critici che hanno legittimato l’autonomia artistica della luce, inquadrandola nel contesto dell’era registica e delle nuove esigenze drammaturgiche.

Giorno 2: Il Progetto
Il secondo giorno è dedicato alla traduzione del testo in progetto luminoso, fornendo gli strumenti per associare le intenzioni registiche a scelte tecniche specifiche.
Giorno 3: Il Montaggio
Il giorno finale è dedicato alla pratica e alla verifica sul campo. Dopo una panoramica delle tecnologie attuali, l’attenzione si sposterà sulle operazioni di montaggio, cablaggio e, in particolare, sul puntamento dei fari. Verrà inoltre introdotta la programmazione delle cue luminose in console.

Raffaella Vitiello, nata a Roma nel 1974, dopo un corso di fotografia nel 1997 e una formazione nelle tecniche teatrali nel 1999 si avvicina al mestiere di tecnico luci che consoliderà negli anni grazie alla lunga esperienza in “service” luci come Art Sound e nell’ Off teatrale romano, in particolare il Teatro Colosseo e il Teatro dell’Orologio, luoghi di grande fermento culturale. In quegli anni si aggiunge una collaborazione con Giancarlo Sepe nel teatro La Comunità e la direzione tecnica del teatro Sala Uno, all’epoca gestito da Sharoo e Reza Keradman.
Dal 2000 al 2005 segue la direzione tecnica della mostra “L’Islam in Sicilia, un giardino tra due civiltà” del collettivo Stalker durante tutti i loro viaggi nel bacino del Mediterraneo. L’esibizione è ospitata dalle ambasciate italiane al Cairo, Tunisi, Damasco, Sarajevo, San’a’, Karachi, Doha, Dubai e in ultimo a Gibellina nel 2012.
Dal 2010 al 2012 segue l’allestimento e le repliche del “La Bella e la Bestia” e “Mamma mia” prodotti dalla Stage Entertainment al Teatro Brancaccio.
Nel 2013 riprende il percorso di studio e si laurea in lettere presso l’università La Sapienza, con una tesi sulla storia dell’illuminotecnica teatrale. Il professore Luca Ruzza la coinvolge come insegnante in un seminario sulla luce rivolto ai suoi studenti.
Prende parte a diversi festival. Collabora con Short Theatre fin dal 2006. Segue tre edizioni del festival Pucciniano a Torre del Lago, due edizioni del festival di Todi e nel 2015
RGB festival come ideatrice e artista.
Da sempre, con l’intento di ampliare la propria conoscenza delle tecniche del teatro, alterna tournée teatrali, eventi musicali live, riprese televisive e collaborazioni con registi quali Marcello Cotugno, Veronica Cruciani, Fabiana Iacozzilli, Pier Lorenzo Pisano, Andrea Cosentino.
Dal 2016 collabora col Teatro Biblioteca Quarticciolo in veste di direttore tecnico.
Nel 2026 è docente in un percorso di formazione professionale rivolto ai detenuti della terza Casa Circondariale di Rebibbia e ai minori dell’Istituto Penitenziario a Casal del Marmo.
Nel 2024 è finalista al premio Ubu miglior disegno luci per lo spettacolo Il Grande Vuoto di Fabiana Iacozzilli.
fabiana iacozzilli

Dal 17 al 20 novembre | Teatro Biblioteca Quarticciolo

Scrittura sulla scena – Fabiana Iacozzilli

Fabiana Iacozzilli lavorerà con le/gli artiste/i sul processo di scrittura scenica collettiva, a partire da una domanda, da un tema o da una immagine che possano essere tradotti in azione scenica e che possano diventare lo scheletro di una nuova creazione.

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Essere sulla scena è già essere nella scrittura.
Tutto quello che accade in scena è già scrittura scenica, è già drammaturgia.
Attorno a questi principi continuo a sviluppare la mia ricerca teatrale, quella di una scrittura che venga generata dall’attore, dalla relazione con l’altro e dalla relazione con lo spazio e il tempo della scena.
Il processo di scrittura scenica collettiva parte sempre da una domanda, da un tema o da una immagine che sento debbano essere tradotti in azione scenica così da diventare lo scheletro della nuova creazione. Una volta chiarito l’ambito della ricerca e le domande che la generano inizia una prima fase di ricerca di materiali (letterari, drammaturgici, fotografici, musicali…) che possano fornire spunti, illuminare percorsi, suggerire griglie drammatiche e dipingere immagini da esplorare. In seguito si individuano temi e situazioni sui quali improvvisare: l’obiettivo è quello di produrre materiali drammaturgici da inserire in una prima struttura di singoli quadri e, contemporaneamente, elaborare materiali da usare come suggestioni e mondi sommersi che potranno essere rilavorati, in futuro, durante altri step di lavoro.
Nel modulo lavoreremo a partire da questi principi: dallo studio di improvvisazioni a due e dallo studio di improvvisazioni più complesse che prevedono la partecipazione dell’intero gruppo con l’obiettivo di costruire griglie drammaturgiche, solide basi per la costruzione di drammaturgie sceniche.
Il lavoro partirà dalla scomoda posizione dello stare nel vuoto, essere e percepirsi nel vuoto per poi iniziare ad agire, attendere il momento in cui qualcosa di interessante può manifestarsi. Partirà dalla fiducia nella relazione con l’altro e la capacità di reagire all’altro, intendendo per altro tutto ciò che è altro: un altro individuo, lo spazio, il tempo, la musica, un oggetto, una porzione di testo, il rumore di una macchina che passa, la luce che filtra, lo sciacquone, il buio che a un certo punto arriva sempre.

Fabiana Iacozzilli, regista e autrice, porta avanti un lavoro di ricerca improntato sulla drammaturgia scenica e sulle potenzialità espressive della figura del performer. Dal 2017 collabora stabilmente con Cranpi, il Teatro Vascello e con Romaeuropa Festival. Dal 2011 è membro del LINCOLN CENTER DIRECTORS LAB. Tra i suoi spettacoli: La classe che vince il Premio In-Box 2019, il Premio della Critica ANCT 2019 e il Premio UBU 2019 come miglior progetto sonoro; Una cosa enorme che debutta alla Biennale Teatro 2020 e replica a REF2021; En Abyme che debutta nel 2023 alla Biennale di Venezia e Il grande vuoto spettacolo che chiude il trittico La trilogia del vento, che inaugura la sua collaborazione artistica con Linda Dalisi e che riceve quattro candidature ai Premi UBU 2024. Nel 2025 cura l’allestimento del nuovo spettacolo di Gioia Salvatori Avere una brutta natura e dallo stesso anno è artista associata al Teatro Stabile dell’Umbria, con cui inaugura una collaborazione pluriennale a partire dal progetto OLTRE.
Si occupa inoltre di pedagogia teatrale e di progetti che usano il teatro come strumento di interazione culturale: nel 2021 è regista di Abitare il ritorno progetto di teatro comunitario ideato da Asinitas e inserito in INCROCI; Nel 2023 cura insieme a Cranpi e in collaborazione con Villa Pia-Italian Hospital Group di Guidonia Montecelio il progetto Piccole donne – da L. M. Alcott – un laboratorio di teatro integrato con giovani donne che soffrono di disturbi alimentari.
Nel 2025 è docente presso l’Accademia d’arte drammatica Silvio d’Amico di Roma.
francesco leineri

Dal 9 all’11 dicembre | Teatro Biblioteca Quarticciolo

Tre pratiche per una drammaturgia sonora – Francesco Leineri

Con Francesco Leineri l’attenzione si sposta invece sul suono, esplorato come autentico elemento drammaturgico, dentro e fuori la scena.

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Il laboratorio, condotto dal M° Francesco Leineri, si rivolge ad artisti U35 inclini alla ricerca drammaturgica che desiderino esplorare i suoni e la loro organizzazione come elemento strutturale della drammaturgia, dentro e fuori la scena. In tre giornate di lavoro intensivo, partendo dal catalogo del compositore, teoria e pratica si intrecceranno in un percorso che si interrogherà su questioni di ascolto, percezione e creazione musicale, indagando il suono come materia pulsante, come racconto del reale o dell’iper-reale. Scopo dei tre giorni sarà individuare i punti di contatto fra scrittura musicale e testuale, intesa come parola, ma anche come storia da raccontare.
Il primo giorno sarà dedicato esclusivamente a questioni di ascolto reciproco, percezione acustica e vocalità, partendo esclusivamente dal nostro corpo. Esplorando la tessitura delle nostre voci indagheremo successivamente l’orizzontalità e la verticalità dei suoni, tra melodia e armonia; i concetti di tensione e distensione armonica; ma anche questioni legate alla dinamica e all’agogica, entrando nelle problematiche di scrittura legate allo scorrere del tempo e dunque alla sua organizzazione in ritmo. Accennando le questioni di interdipendenza fra testo e musica, ci confronteremo con esempi e riferimenti legati alla vocalità tout-court: attraverseremo alcune questioni presentateci dalla forma-canzone, dal teatro d’opera e dalla sua drammaturgia, intesa come possibile luogo di ibridazione dei linguaggi del presente; dalle esperienze artistiche vocali delle performer più trasversali, dalle avanguardie del ‘900 ad oggi.
Il secondo giorno sarà dedicato al soundscape, alla musica elettronica e alla più generale presenza di un suono pre-registrato nello spazio, nel suo rapporto con la scena. Verranno condivise esperienze personali legate alla sintesi del suono, alla microfonazione, alla spazializzazione audio tramite brevi esperimenti pratici; interrogandosi su come il suono provenga, si muova e trasformi la percezione dello spazio scenico, indagandone una sua visione totale legata alla storia che si vuol raccontare in essa.
Il terzo giorno sarà infine dedicato alle questioni di pratica artistica collettiva e alla sperimentazione in contesti community specific o site specific. Confrontandoci con l’esperienza nazionale ed internazionale di enti che lavorano nello spazio urbano o a contatto diretto con le comunità proveremo a lavorare su piccole drammaturgie visive e sonore legate ad uno spazio urbano a nostra scelta, sviluppando materiali autonomi e condivisi, in una prospettiva che parta da ciò che è di più lontano dalla musica, provando ad essere capaci di farla emergere da contesti del reale in cui una scena musicale possa prendere vita.
L’obiettivo conclusivo sarà dunque comprendere come il suono possa farsi drammaturgia e viceversa, di come la musica possa abitare lo spazio come struttura invisibile, e perché no, anche e soprattutto relazionale, politica.
Il workshop intende offrire ai partecipanti strumenti concettuali per sviluppare un ascolto attivo e consapevole, ma anche pratici di competenza nella relazione professionale con compositori e musicisti tutti, imparando a riconoscere la musica non come ornamento ma come presenza scenica, ma potenziamento della tensione drammatica e della scrittura. Al termine delle tre giornate, il suono sarà diventato non soltanto oggetto di analisi, ma materia viva, linguaggio condiviso, corpo della scena stessa.

Francesco Leineri è compositore, direttore e performer.
La sua ricerca esplora l’intermedialità come spazio di gioco, metamorfosi e dissimulazione, trasformando la performance tout-court in un terreno di sabotaggio creativo delle forme musicali. La sua musica è accolta in teatri, spazi urbani o polivalenti, intendendo la partitura come dispositivo che intercetti da principio anche la drammaturgia, il visual, la sound art o la tecnologia, aprendosi spesso a progettualità community/site-specific o di divulgazione.
La sua formazione ha attraversato il Conservatorio S. Cecilia di Roma con il diploma in Composizione (corso istituzionale – vecchio ordinamento) con il M° Matteo D’Amico; i corsi di Direzione d’orchestra con i M° Gianluigi Zampieri e M° Francesco Lanzillotta e il perfezionamento in Direzione di coro presso l’Accademia Chigiana di Siena con il M° Lorenzo Donati.
Ha scritto musica strumentale e corale, due opere di teatro musicale, musiche di scena, per danza e teatro di figura, concerti video- installativi, arrangiamenti di musica leggera e per la tv.
In Italia ha collaborato fra gli altri con Teatro dell’Opera di Roma, Piccolo Teatro di Milano, RomaEuropa festival, Fondazione Nicola Trussardi, Fondazione Michelangelo Pistoletto Città dell’arte, Radio RAI, LA7, Festival di Sanremo, Ballandi, Scuola di teatro Galante Garrone, ANAD Silvio D’Amico, Nuova Consonanza; all’estero con Ikon Gallery/Artes Mundi (ENG), Théâtre de Verre (FR), Uwe – der festival (DE), Setkání/Encounter 2016 (CZ), San Diego Fringe Festival (USA-MEX), ITFOK 2017 (IND).
Le sue partiture sono edite da Ermes404 edizioni. Per “aver sviluppato negli anni campi d’interesse molto diversi – dalla musica da camera al teatro musicale, con grande attenzione agli aspetti più innovativi delle nuove esperienze performative – compiendo sinora un percorso brillante durante il quale si è distinto per la qualità dei suoi lavori, la varietà dei suoi interessi e la serietà del suo impegno professionale” dal 2022 è compositore accolto nella storica associazione romana Nuova Consonanza.
Cesare D'Arco e Ornella Rosato

15 dicembre | Teatro Biblioteca Quarticciolo

Il mestiere dell’autore – Theatron 2.0

Theatron 2.0 fornirà strumenti concreti per la promozione e la valorizzazione delle autrici/degli autori e delle opere, accompagnando i partecipanti nella costruzione di una progettualità artistica capace di confrontarsi in modo consapevole e sostenibile con il mondo professionale.

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Nel contesto della nuova drammaturgia contemporanea, la figura dell’autore/autrice teatrale non si limita più soltanto alla scrittura: è sempre più richiesta una capacità di orientarsi anche sul piano della promozione del proprio lavoro, della costruzione di reti, della presenza nei contesti professionali e della circolazione dei testi. Il laboratorio proposto da Theatron 2.0 / Omissis intende rispondere a queste esigenze, mettendo al centro non solo la qualità della scrittura ma anche la condizione professionalee la visibilità degli autori e delle autrici.
Omissis – Osservatorio Drammaturgico è promosso da Theatron 2.0 con l’obiettivo di indagare la funzione artistica e sociale della drammaturgia nel contesto contemporaneo, promuovendo la formazione e la professionalizzazione di autrici e autori. Attraverso il lavoro di ricerca, le attività di osservazione e i percorsi di accompagnamento realizzati negli ultimi anni, Omissis ha avuto modo di intercettare da vicino le esigenze – spesso taciute – della comunità drammaturgica: la necessità di tutelare tempi e modalità di lavoro, di acquisire strumenti di promozione e valorizzazione del proprio operato, di costruire relazioni solide con festival, teatri, editori e piattaforme digitali. Da questa esperienza nasce la proposta di un laboratorio che, a partire da questi bisogni concreti, intende offrire un percorso pratico e orientato, capace di rispondere alle urgenze reali della scrittura per la scena oggi.
Il laboratorio mira a fornire ai partecipanti una serie di strumenti utili per orientarsi nel panorama professionale della drammaturgia contemporanea. Al termine del percorso, drammaturghi e drammaturghe avranno acquisito una maggiore consapevolezza della propria posizione all’interno del sistema teatrale, imparando a riconoscere obiettivi, criticità e opportunità del mestiere. Saranno guidati nella costruzione di un progetto di visibilità coerente e sostenibile, capace di valorizzare il proprio lavoro attraverso strategie mirate – dalla presentazione dei testi alle collaborazioni, fino alla gestione della propria presenza su piattaforme digitali e reti professionali. Il laboratorio offrirà inoltre strumenti pratici per la promozione personale, come la redazione di una biografia professionale, la creazione di materiali di presentazione efficaci e la cura della comunicazione verso teatri, festival ed editori. Parallelamente, i partecipanti approfondiranno la conoscenza delle dinamiche che regolano i circuiti della drammaturgia contemporanea in Italia – bandi, premi, osservatori e piattaforme – per imparare a inserirvisi con un approccio proattivo. Infine, il percorso favorirà la costruzione di una rete di pari, uno spazio di confronto e sostegno reciproco tra autrici e autori che condividono la stessa necessità di affermare e far circolare la propria voce.

Theatron 2.0 è un’impresa culturale fondata nel 2015 a Roma, composta da creativi, studiosi e professionisti specializzati nei diversi ambiti dello spettacolo dal vivo.
È riconosciuta e finanziata dal Ministero della Cultura come organismo per la promozione del ricambio generazionale. Opera in molteplici settori delle arti performative, con l’obiettivo di diffondere la cultura teatrale su tutto il territorio nazionale.
Nel 2017 la vocazione alla narrazione si è tradotta in una testata giornalistica online, registrata presso il Tribunale di Roma, specializzata nella produzione di contenuti editoriali dedicati ai fenomeni artistici contemporanei. In particolare, rivolgiamo un’attenzione costante all’osservazione e al racconto di artisti e compagnie under 40, contribuendo nel tempo all’emersione di profili oggi riconosciuti a livello nazionale.
Curata secondo il principio della “redazione partecipata”, la webzine invita lettrici e lettori a contribuire in prima persona, generando ogni mese oltre 28.000 visualizzazioni e un archivio vivo di inchieste, interviste e approfondimenti sulle arti performative.
Dal 2018 abbiamo consolidato attorno a Theatron 2.0 una community virtuale che mette in rete migliaia di professionisti italiani: uno spazio gratuito dove scambiare opportunità di lavoro, bandi, call e consulenze, alimentando relazioni che spesso si trasformano in collaborazioni concrete.
Nello stesso anno abbiamo strutturato un’agenzia di servizi per le arti sceniche, con un’offerta concepita ad hoc per gli operatori del settore: distribuzione di spettacoli, consulenza contrattuale e amministrativa, social media marketing, audience development, ufficio stampa e digital storytelling.
Accompagniamo costantemente artisti e compagnie di rilievo nazionale e internazionale nel loro percorso produttivo e creativo, tra cui Giancarlo Sepe, Zaches Teatro, Vinicio Marchioni, Roberto Zappalà, Paolo Mazzarelli, Lisa Ferlazzo Natoli e Carlo Massari.
Fin dalla nostra costituzione sosteniamo giovani artisti e compagnie alle prime esperienze produttive, offrendo loro un ambiente fertile in cui sviluppare idee e competenze. L’accompagnamento si estende lungo tutto il percorso creativo e progettuale, affiancando gli artisti nella definizione delle visioni, nell’elaborazione delle strategie produttive e nella concretizzazione degli obiettivi.
Organizziamo periodicamente percorsi di perfezionamento professionale per artisti e maestranze dello spettacolo dal vivo, condotti da importanti personalità delle arti performative.
Curiamo inoltre laboratori di comunicazione, progettazione culturale, giornalismo e costruzione del pensiero critico per adolescenti e studenti presso istituti scolastici, accademie, università e in collaborazione con enti culturali distribuiti in tutta Italia.
La nostra proposta formativa è diversificata per format e contenuti didattici.
Abbiamo collaborato con artisti di rilievo nazionale e internazionale tra cui Lino Musella, Vinicio Marchioni, Danio Manfredini, Tindaro Granata, Saverio La Ruina, Emanuele Aldrovandi e Stalker Teatro.
Con l’obiettivo di dare voce a una nuova generazione di autori e autrici e di sostenerne la crescita professionale, nel 2021 abbiamo fondato Omissis – Osservatorio drammaturgico, destinato a rilevare fenomeni culturali connessi alla scrittura per la scena attraverso percorsi di ricerca volti ad analizzare la funzione sociale della drammaturgia nel contesto contemporaneo.
La missione di Omissis è duplice: da un lato valorizzare il percorso professionale delle autrici e degli autori under 40 più interessanti del panorama nazionale; dall’altro rinsaldare il ruolo sociale della drammaturgia, affermandone l’importanza come strumento di riflessione, interpretazione e intervento sui temi del presente.
Nel 2023 abbiamo istituito il Premio nazionale di drammaturgia Omissis, destinato ad autori e autrici under 40, in collaborazione con il Teatro Bellini di Napoli.
Nel 2025 abbiamo dato vita alla prima fellowship italiana dedicata alla ricerca drammaturgica, per supportare drammaturghi e drammaturghe nella realizzazione di nuove opere.
Siamo promotori di C.Re.S.Co – Coordinamento delle Realtà della Scena Contemporanea, membri di Rete Critica e soci di Risonanze, network per la tutela del teatro under 30.
Attraverso un approccio innovativo e una costante attenzione alle nuove tecnologie, Theatron 2.0 contribuisce allo sviluppo delle arti performative, diffondendo modelli di lavoro di alto profilo capaci di affermare la rilevanza politica e sociale della cultura e delle arti sceniche.

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